Open Source nella PA: serve una licenza "ufficiale"
Inviato da:
Lgarbati
Data: 23.02.2008 21:08
La PA guarda all’open source. Ma forse, oltre alle importanti dichiarazioni di principio, ora sarebbe il momento di una presa di posizione chiara a favore di una specifica licenza. Dovrebbero anche predisporsi schemi concreti che gli enti pubblici, grandi e piccoli, possano fare propri per adottare una logica Open Source.
La varietà di soluzioni e modelli presenti sul "mercato open source" può scoraggiare o rendere incerta una scelta pubblica in questo senso. L’ente che voglia adottare soluzioni open, spesso, deve affrontare da solo valutazioni pratiche, riorganizzazioni interne e resistenze culturali, oltre a possibili perplessità legate all’affidabilità giuridica di licenze “straniere”, anche nella lingua.
Una iniziativa da parte di un organo centrale autorevole, allora, quale lo CNIPA, per adottare una "licenza ufficiale della PA italiana", per fornire una guida documentata verso una trasformazione OS potrebbe davvero contribuire significativamente a una diffusione di tali soluzioni, omogenee e interoperabili.
Direi di più. Personalmente, riterrei che la licenza più adeguata possa essere la GPL (v2 o successive). Ciò, in ragione:
- del suo forte copyleft, in grado di tutelare il codice da appropriazioni "private";
- della sua diffusione tra i prodotti software già attualmente esistenti;
- della mole di approfondimenti e documentazione già elaborata, in campo tecnico, legale ed economico, con riferimento alla sua adozione da parte di soggetti privati e pubblici.
Quindi, a titolo di esempio, si potrebbe promuovere:
- una formale raccomandazione a favore di una licenza OS quale la GPL;
- una verifica circa l'effettiva necessità di provvedere a una traduzione nella lingua nazionale, dando, nel caso, l'impulso a un processo di traduzione della relativa versione inglese, a cui riconoscere per tutte le PA italiane effettivo valore legale, affiancandone il testo all'originaria versione inglese;
OPPURE
- una presa di contatto con la Free Software Foundation, per verificare la fattibilità di una elaborazione congiunta di una versione per l'Italia.
E per tenere conto anche di diverse ragioni economiche e politiche, si potrebbe anche indicare possibili licenze “alternative (quali appunto l’EUPL, o la MPL) da adottarsi in presenza di particolari esigenze o motivate preferenze.
Sarei felice di ricevere opinioni a contributo sul tema.
Laura Garbati
laura.garbati@csi.it
Modificato 1 volte. Ultima modifica il giorno 25.02.2008 10:04 a cura di admin.
Re: Open Source nella PA: serve una licenza "ufficiale"
Inviato da:
naarani
Data: 26.02.2008 10:56
Scuserai i miei sintetici e veloci commenti, ma estendo il tema in due direzioni che non mi paiono <coperte> dal post originale.
Lgarbati Ha scritto:
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> E per tenere conto anche di diverse ragioni
> economiche e politiche, si potrebbe anche indicare
> possibili licenze “alternative (quali appunto
> l’EUPL, o la MPL) da adottarsi in presenza di
> particolari esigenze o motivate preferenze.
La mpl ha un ampio uso <pro fregatura>, come il php.
In termini spicci: scrivo un bellissimo applicativo in php, do' il servizio in asp, tu e nessuno vedrete mai due righe di sorgente (ho fatto open source). La fregatura non e' implicita in php, ma nel tizio che pensa di usarlo cosi' : eventualmente gnu affero gpl + funzione di scarico sorgente levano la rogna a monte.
La mpl e' trattata ad uso similare <pubblico un buco con il niente intorno> e lo proseguo fuori mpl, dopo eventuali contributi di varia natura. Sarebbe il caso di optare per la semplice e chiara cortesia di <pubblico doppia licenza gnu gpl e proprietaria> come mysql.
cya
Re: Open Source nella PA: serve una licenza "ufficiale"
Inviato da:
vaccaricarlo
Data: 13.03.2008 09:54
Sono pienamente d'accordo con Laura Garbati.
Penso che il CNIPA potrebbe prendere l'iniziativa di organizzare il confronto tra le diverse licenze possibili e un qualche evento dove discutere insieme.
Noi in Istat abbiamo iniziato a produrre software FLOSS e ci stiamo orientando verso la EUPL per i seguenti motivi:
- lavoriamo spesso con colleghi europei e l'EUPL è tradotta nelle 20 lingue e compatibile con le legislazioni dei 27;
- EUPL è compatibile con GPL.
Dove/come ne parliamo?
Carlo Vaccari
vaccari@istat.it
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